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Tra i fili d’erba

Scritto da 14 Dicembre 2018 No Comments

L’importanza dei social network. Spiegata a chi ha voglia di spiccare. 

Saltò fuori, un giorno, nel praticello dietro casa, un piccolo fiore giallo. O, meglio, all’inizio non era un fiore, ma soltanto uno stelo verde e ritto, che ambiva ad essere l’unico bel fiore, in quella distesa di mediocri fili d’erba: tutti identici tra loro, anonimi e senza alcun colore che non fosse un verde pallido, con rare sfumature di smeraldo. 

Il fiore, che ancora non era fiore, si impegnò molto, estese le sue radici nella terra ricca di acqua e di sali minerali. Distese le sue foglioline al Sole, per sottrargli il calore e l’energia. Si lasciò accarezzare dal vento nei giorni estivi, e si fece bagnare dalla pioggia, durante i temporali. Un giorno, poi, si sentì pronto a sbocciare: in cima allo stelo, un bocciolo gonfio e promettente era pronto a sfoggiare i propri colori, quando… il fiore si accorse che attorno a lui l’erba era cresciuta, ed altri fiori rossi e viola erano sbocciati… Deluso e sconfortato, aprì timidamente la sua corolla gialla. Adesso era davvero un fiore. Ma si sentiva soltanto un fiore tra i fiori. 

Di lì a qualche giorno, però, le api cominciarono ad arrivare. Qualcuna passava, prendeva il polline, e andava via. Altre, invece, si fermavano a scambiare due parole: 
«Ciao Fiore Giallo!»
«Ciao Ape, come stai?»
«Benissimo! Hai un ottimo polline, sai?»
Fiore Giallo fu assai contento di sentirsi dire questo. E, anziché continuare a preoccuparsi degli altri fiori e dei fili d’erba che ogni tanto cercavano di crescere più in alto di lui, per nasconderlo al Sole, si impegnò soltanto a crescere sano, forte, e soprattutto giallissimo. 

Da allora, molte api volarono da lui.  
Alcune andarono soltanto da lui, altre invece si servivano da Fiore Giallo, ma anche da Fiore Rosso e da Violetta. Fiore Giallo, però, era contento lo stesso, perché ora conosceva tante api, con le quali parlava e stringeva amicizia

Aveva finalmente capito che non sarebbe servito a nulla cercare di essere il più bello del prato. 
La sola cosa che contava era cercare di essere migliore. Per sé stesso, e per quelle api che, ogni giorno, credevano in lui. 

Federico Di Leva

Autore Federico Di Leva

Forse non mi conoscete, anche se sono Sovrano di Retorica. Sono il Signore del Regno dell’Anacoluto e Principe di Consecutio. Sono Colui che ha navigato al di là della Galassia della Metafora, oltre la Nebulosa dell'Analogia, fino a scorgere il bagliore del remoto Sole di Adynaton. Ho lottato contro eserciti di parole, armato solo della mia penna, per fare in modo che mi obbedissero tutti: Sostantivi ed Aggettivi, il popolo dei Verbi e quello dei loro cugini, gli Avverbi. Ho assistito al crollo della Città di Interpunzione, alla scomparsa delle virgole, alla morte dei punti e virgola. Ho visto calare, sul linguaggio, il velo di tre puntini di sospensione. E sono sopravvissuto. Sono Federico. E tutto quello che dovete sapere, su di me, è che sono uno scrittore.

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